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Il fenomeno della criminalità organizzataa

Por Roberto SCARPINATO

(Sostituto Procuratore della Repubblica presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo)

2o Foro Internazionale promosso IBGF - Instituto Brasileiro de Ciências Criminais Gionavanni Falcone

Dalla fine della seconda guerra mondiale sino alla fine degli anni '70 il problema della criminalità ha costituito per gli stati della comunità intenazionale un affare interno, che non travalicava, tranne poche eccezioni, i rispettivi confini nazionali.

Sino ad allora la principale minaccia per la stabilità internazionale e la indipendenza degli stati era costituita da una possibile rottura dell'equilibrio armato tra EST ed OVEST, il c.d. bipolarismo internazionale che divideva il mondo in due blocchi contrapposti, e dall'esplodere di conflitti locali, a volte alimentati dalla guerra fredda sotterranea tra le due superpotenze mondiali.

A seguito della caduta del muro di Berlino nel 1989, che ha sancito la fine di un'epoca, e dell'accellerazione del processo di globalizzazione mondiale dell'economia, facilitato dall'abbattimento delle frontiere e dall'apertura di nuovi immensi mercati all'Est, è stato individuato l'emergere tumultuoso di un nuovo grave ed occulto pericolo per l'ordine internazionale e per la stessa sovranità degli stati: l'intemazionalizzazione della mafia, cioè la crescita esponenziale e la diffusione planetaria della criminalità mafiosa.

La dimensione macropohtica e macroeconomica del problema è tale da avere assunto le connotazioni di una emergenza internazionale.

La lievitazione progressiva delle quote di illegalità all'interno dei singoli stati nel panorama mondiale rischia di superare i livelli fisiologici metabolizzabili dalla convivenza civile e di alimentare la crescita metastatica di un male oscuro che può corrodere il tessuto democratico ed istituzionale di interi paesi incidendo sull'ordine internazionale e sulla qualità della vita di milioni di persone.

Tra le molte cause della evoluzione della criminalità mafiosa e della sua diffusione planetaria può individuarsi l'operare di una legge economica intrinseca all'economia capitalista.

Come nel mondo dell'economia legale, la competizione economica e poi espelle progressivamente dal mercato le imprese che non raggiungono adeguati standards di organizzazone e di innovazione tecnologica, così nel mondo dell'economia illegale le forme più elementari o microorganizzate della delinquenza subiscono a fronte delle organizzazioni mafiose, meglio strutturate e dotate di risorse superiori, un processo di progressiva marginalizzazione a seguito del quale vengono espulse dal mercato e e per l'impossibilità di reggere la competizione, oppure vengono in parte assorbite all'interno delle stesse strutture criminali mafiose.

Proseguendo nel parallelismo, come nel mondo delle economia legale il mercato è dominato da imprese oligopolistiche che si integrano a livello internazionale, così nel mondo dell'economia illegale è in corso un processo di integrazione mondiale tra le principali organizzazioni mafiose che hanno conquistato o stanno conquistando all'interno dei rispettivi stati una posizione di monopolio o di oligopolio nel mercato criminale.

Il paradigma organizzativo vincente della criminalità mafiosa costitusce dunque l'ineluttabile punto di arrivo della evoluzione delle forme criminali esistenti nei vari paesi del mondo e l'assetto definitivo della criminalità mondiale.

L'esistenza di questo fenomeno evolutivo della ciminalità verso forme sempre più complesse e sofisticate è ben noto in Italia.

In Sicilia Cosa Nostra, una organizzazione mafiosa piramidale organizzata al suo interno come un vero stato, ha conquistato da più di un secolo il monopolio del mercato criminale.

La delinquenza comune non può osare di commettere reati di un certo rilievo senza l'autorizzazione di Cosa Nostra.

Sono numerosissimi i casi di rapinatori, di ladri, di truffatori, di trafficanti di stupefacenti, etc, asassinati da Cosa Nostra per avere osato commettere reati invadendo il mercato criminale senza la preventiva autorizzazione dell'organizzazione mafiosa.

I delinquenti comuni che vengono autorizzati a commettere reati devono poi versare una quota dei loro guadagni all'organizzazione mafiosa. Il modello organizzativo ed operativo di Cosa Nostra si è imposto nel tempo anche alle altre criminalità mafiose operanti in Italia.

Così in Calabria l''ndrangheta, una organizzazione mafiosa di tipo orizzontale articolata in gruppi parentali in continuo conflitto tra loro, nel 1991 su indicazione di Cosa Nostra ha istituito un organo di vertice - la Commissione - che regola i conflitti interni tra le varie famiglie.

Anche la camorra che opera in Campania ha tentato di imitare il modello organizzativo di Cosa Nostra.

In Puglia, la delinquenza comune è stata soppiantatata nel grande mercato illegale, dalla Sacra Corona Unita, un'altra organizzazione mafiosa che ha in parte adottato la tipologia organizzativa di Cosa Nostra.

Nel Veneto, il mercato e e è stato conquistato dalla mafia del Brenta, un'altra organizzazione che ha adottato il modello organizzativo mafioso, sgominando la concorrenza della delinquenza comune.

Indagini svolte dalla magistratura e dalla polizia italiana hanno evidenziato che tutte le organizzazioni mafiose italiane si sono federate in un unico sistema mafioso nazionale.

Ciascuna di queste organizzazioni mafiose nell'ambito territoriale dipropria competenza cura e gestisce i propri affari`criminali di ordinaria amministrazione (estorsioni, omicidi non eclatanti, truffe, traffici di stupefacenti, etc), spesso con accordi operativi settoriali con le altre organizzazioni.

L'elaborazione delle strategie nazionali (attuazione di piani di destabilizzazione politica mediante stragi, attentati, omicidi politici, etc oppure riciclaggio internazionale di ingenti quantità di denaro) viene invece riservata al vertice del sistema criminale nazionale, dominato da Cosa Nostra.

Lo stesso fenomeno di progressiva costruzione di oligopoli criminali da parte di organizzazioni mafiose vincenti si e manifestato e si sta manifestando in altri stati.

In Giappone domina la mafia degli Yakuza, in Cina le Triadi, in Turchia i Babalar , in Colombia i cartelli di Medellin , di Cali, e così via negli altri paesi, tutte organizzazioni che hanno caratteri tipologici comuni.

Alcune hanno una organizzazione reticolare flessibile ( mafia turca ), altre una struttura rigida burocratizzata e piramidale ( Cosa Nostra ), altre ancora una struttura gerarchica tradizionale di livello superiore che poggia su una rete flessibile a livelli inferiori ( vedi il modello delle Triadi cinesi).

Il dato comune e costante, che comunque ne sancisce la superiorità, è l'organizzazione su vasta scala ed il rapporto collusivo con settori dei poteri politici.

Negli Stati Uniti operano le filiazioni, divenute in parte autonome, di tutte queste organizzazioni mafiose ed altre fondate su basi etniche.

Estremamente interessante è poi quanto è avvenuto nei Paesi dell'ex URSS e dei paesi del patto di Varsavia dopo la dissoluzione dell'impero sovietico.

In una prima fase, dal 1989 al 1991 circa, si è assistito in questi paesi ad una massiccia proliferazione orizzontale della criminalità comune.

In una seconda fase, dal 1991 al 1993 circa, la criminalità comune ha organizzarsi sempre più frequentemente in raggruppamenti gangheristici specializzati in vari settori criminale con un ridotto raggio di azione.

Nella terza fase, dal 1993 circa ad oggi, il mercato criminale è stato conquistato dalle organizzazioni mafiose sviluppatesi in parte da ceppo originario dei " Vory y zakone" ( "i ladri che obbediscono ad un codice" ).

Si tratta di elites criminali preesistenti sviluppatesi negli anni '20 e '30 nei campi di lavoro e nei gulag dell'era staliniana.

Tali elites hanno una organizzazione che per certi versi richiama quella di Cosa Nostra.

Gli aderenti, detti batnoi, entrano a far parte dell'organizzazione, a seguito di un giudizio di una commissione di vory ( capi ) e solo dopo un periodo di osservazione ed alcune prove che ne dimostrao la professionalità criminale e il senso di disciplina.

Al vertice si colloca un consiglio di vory che ha compiti analoghi a quelli della commissione di Cosa Nostra'.

Le violazioni dei codici criminali interni viene sanzionata con l'espulsione o con la morte.

L'esperienza sovietica dimostra come l'organizzazione sia una carta vincente anche nel settore del e e consente di osservare come il modello mafioso sia in grado di affermarsi nell'arco di pochi anni nel più svariati contesti ambientali.

Attualmente la mafia russa è divenuta una delle più potenti del mondo sia per la debolezza della struttura statuale dell'ex Unione Sovietica e l'assoluta carenza di efficaci controlli, sia per la vastità del territori in cui opera.

Analoghi processi di conquista monopolistica del mercato criminale da parte di organizzazioni mafiose, sviluppatesi su basi etniche locali, si sono verificati in Polonia, in Ungheria, in Bulgaria, in Romania, nella Repubblica Ceca e in quella Slovacca, in Albania e nella ex Jugoslavia.

Con la scomparsa delle vecchie frontiere geopolitiche, i grandi sindacati criminali si sono avvicinati e le mafie siciliana, americana, colombiana, asiatica e russa si stanno collegando creando un organismo coordinante, di tipo confederale in grado di ripartire pacificamente le zone o i comparti di influenza, o di addivenire ad una divisione internazionale del lavoro crininale.

Un vero e proprio cordone criminale clandestino, senza confini, in grado di stringersi attorno al globo.

Nel 1991 si svolsero in Sicilia ( nella provincia di Enna ) delle riunioni della Commissione regionale di Cosa Nostra per pianificare un piano di destabilizzazione politica dell'Italia.

Nel corso di queste e di altre riunioni furono decise l'esecuzione delle stragi del 1992, nelle quali persero la vita i giudici Giovanni FALCONE e Paolo BORSELLINO, nonchè l'esecuzione di stragi nel Nord dell'Italia nelle quali furono uccise molte persone.

Durante una di queste riunioni, come ha rivelato un mafioso divenuto poi collaboratore di giustizia, fu comunicato che Salvatore RIINA era stato nominato Presidente della Commissione mondiale del crimine, della quale facevano parte i vertici della mafia dei Yakuza, della mafia colombiana e di altre mafie.

Un'altra fonte testimionale, un ex terrorista, ha rivelato che una riunione simile si svolse nel 1991 a Sissek, una città della Yugoslavia.

Si ha inoltre notizia di altri summit a Varsavia nel 1991, a Praga nel 1992 e a Berlino nel 1993.

Gli esiti di molte indagini avvalorano la dimensione internazionale del collegamento in atto tra le principali mafie operanti in tutto il mondo.

Da parte di varie polizie europee è stato accertato che organnizzazioni mafiose occidentali barattano con la mafia sovietica rubli con narcodollari. Il volume delle transazioni è impressionante. In una sola di queste risulta siano stati ricilclati 500 miliardi di rubli, con i quali sono stati acquistati immobili ed aziende.

La mafia russa, Cosa Nostra americana e la mafia asiatica hanno stabilito intese dirette a perpetrare frodi economiche, tra cui anche quelle nel settore delle carte di credito.

Le organizzazioni mafiose turche e curde operano con la mafia sudamericana le cosiddette "compensazioni", ossia gli scambi di eroina con la cocaina. I profitti vengono riciclati in Germania utilizzando corrieri per il trasporto del denaro da e per I' estremo Oriente.

Dalla Spagna, attraverso la rotta iberica, ( ispano-fraco-italiana) arrivano la cocaina e l'hashish. La collaborazione tra le cosche italiane e spagnole con i cartelli sudamericani, ha fatto sì che la cocaina sia ormai diffusa quanto e forse più dell'eroina.

I cartelli messicani hanno stabilito ottimi rapporti sia con il cartello di Medellin che con Cosa Nostra operante in alcune città nordamericane tra cui Chicago.

La Procura della Repubblica di Palermo ha accertato l'esistenza di un intenso traffico internazionale di cocaina dal Brasile alla Sicilia nel 1992 e nel 1993. Alcuni dei protagonisti di questo traffico sono stati arrestati in Italia e sono a ente sotto processo. Nel novembre del 1995 la Procura di Palermo ha chiesto con rogatoria internazionale alla competente Autorità giudiziaria brasiliana di poter interrogare i complici brasiliani di tale traffico residenti in Brasile ma a tutt'oggi questa richiesta non ha avuto risposta.

Nel'ambito di un'altra operazione - Operazione Gulliver - è stato accertato un traffico internazionale di cocaina gestito da esponenti di Cosa Nostra, della 'ndrangheta e della mafia sudamericana sotto la supervisione di un cittadino brasiliano, tutt'ora ricercato.

Per brevità mi limito a questi pochi esempi, perchè occorrerrebbero molte ore solo per elencare i casi in cui sono stati accertati i collegamenti operativi tra le varie mafie del mondo.

Il Consiglio d'Europa e il Fondo monetario internazionale hanno rilavato che il crimine organizzato mafioso è diventato la prima industria del pianeta; il traffico internazionale degli stupefacenti e quello delle armi sono ai primi posti del redditometro mondiale, prima dell'industria del petrolio.

La droga, in particolare, è diventata prodotto basico mondiale di questo mercato mondiale illegale con un volume di circa 500.000 milioni di dollari l'anno e con profitti che superano il prodotto interno lordo di parecchi paesi in via di sviluppo.

Il patrimonio complessivo occulto delle organizzazioni mafiose è stato stimato tra i 700 e i 1000 miliardi di dollari.

Un enorme potenziale economico che infetta le istituzioni politiche degli Stati attraverso la corruzione - tanto che ormai si parla della narcocorruzione come uno dei principali effetti del narcotraffico - e che preme per invadere gli ambiti degli investimenti legali, inquinando il sistema finanziario ed economico.

Uno degli aspetti più inquietanti, sempre più all'attenzione degli osservatori internazionali, è la progressiva assunzione da parte delle mafie di una nuova soggettività politica occulta che può condizionare sia la vita dei singoli stati, sia gli equilibri internazionali.

Il senato americano nell'anno 1995 ha discusso l'atteggiamento che gli Stati Uniti dovevano assumere nei confronti del dilagare della mafia russa. Un primo orientamento era favorevole a promuovere un forte impegno degli Stati Uniti per ostacolare e combattere la mafia russa.

Un secondo orientamento era invece favorevole ad un atteggiamento di neutralità.

Questo secondo orientamento si fondava su considerazioni di politica internazionale.

Si riteneva infatti che la mafia russa, essendo interessata per i suoi traffici alla liberalizzazione dei mercati, costituisse, grazie alla sua potenza, un efficace antidoto contro il pericolo di rigurgiti nazionalistici della Russia e della ripresa di una politica sovietica di espansionismo mondiale.

Si riteneva inoltre che la crescita di un libero mercato in Russia fosse ostacolata dalla mancanza di un sistema legislativo e giudiziario che assicurasse l'adempimento dei contratti e che la mafia russa potessse assolvere al compito di garantire l'adempimento dei contratti.

Le cronache giornalistiche hanno inoltre evidenziato la mobilitazione della mafia russa in occasione delle elezioni presidenzili in Russia.

Vari elementi inducono a ritenere che la mafia abbia contribuito ad alimentare la guerra in Yugoslavia essendo interessata a favorire la suddivisione della ex Yugoslavia in piccoli stati più facilemente controllabili. Anche in Italia recenti indagini hanno rivelato l'esistenza di un progetto politico della mafia italiana finalizzato a spezzare l'unità nazionale dell'Italia per costituire uno stato autonomo del Sud controllato interamente dalla mafia, creando una zona di porto franco nel mediterraneo aperta alla libera circolazione di tutti i capitali illegali.

In Giappone gli Yakuza nel 1992 hanno fortemente e pubblicamente sostenuto un partito politico che ha messo in grave difficoltà il governo giapponese che aveva emananto una serie di nuove leggi repressive contro la mafia.

In Turchia il neo ministro turco dell'Interno, Meral Aksener, ha ordinato l'apertura di una inchiesta sull'intreccio mafia-Stato, venuto alla luce con l'incidente dell'auto su cui viaggiavano insieme il capo della polizia di Istanbul, il capo mafia Abdullah Catli e il deputato Sedat Bucak, membro del partito Dyp del ministro degli Esteri Tansu Ciller.

L'incidente aveva provocato la morte dei primi due e il ferimento del parlamentare. Lo scandalo ha portato l'8 novembre di quest'anno alle dimissioni dell'ex ministro dell'Interno accusato dai servizi segreti turchi ( Mit) di essere a capo di una organizzazione mafiosa di cui facevano parte un esponente della formazione di estrema destra dei lupi grgi, e Bucak, che è il capo di una fazione curda filo governativa.

Nell'ottobre del 1994, i quotidiani dell'America latina hanno dedicato grossi titoli e pagine intere al tema dei cartelli messicani, a seguito delle gravi denunce effettuate da un ex funzionario della procura generale della Repubblica messicana, Edoardo Valle, il quale avendo investigato a lungo sulle attività del cartello di Abrego ( infliggendogli tra l'altro diversi colpi con l'aiuto di un'èquipe di quattro agenti speciali e di una trentina di agenti da lui stesso selezionati ), aveva dovuto lasciare il suo incarico nel maggio dell'anno precedente e rifugiarsi all'estero, negli Stati Uniti.

Dal suo nascondiglio Edoardo Valle ha rilasciato esplosive dichiarazioni alla rivista Proceso, la più prestigiosa in Messico. Riferendosi all'uccisione, avvenuta il 23 marzo del 1994, del candidato del Pri alle presidenziali, Luis Donaldo Colosio, ne indicava i mandanti proprio nei narcos, dai quali Colosio stava cercando di affrancarsi. In quella intervista Edoardo Valle ha anche dichiarato : " In Messico, la lotta contro il narcotraffico è la lotta per la democrazia. Finchè i narcotrafficanti manterranno la loro enorme influenza sul potere politico in Messico, non vi sarà democrazia. Perciò quella in cui viviamo è una narcocrazia".

In Colombia, come è noto, il ministro della Difesa Fernando Botero è stato costretto a dimmettersi nel 1995 ed è stato poi arrestato con l'accusa di avere finanziato la campagna elettorale del presidente della Colombia, Ernesto Samper Pizano, con milioni di dollari provenienti dal cartello della droga di Cali.

Lo stesso presidente della Colombia è stato poi sottoposto ad una inchiesta da parte di una commissione del Congresso.

Dalle indagini sul traffico internazionale di armi risulta che la mafia finanzia e sostiene in varie parti del mondo gruppi separatisti e alcuni movimenti di guerriglia ( ad esempio i grerriglieri di Sendero luminoso, i Tupac Amaru, il fronte di liberazione nazionale curdo, e l'organizzazione estremistrica dei lupi grigi ) avendo interesse ad acquisire il controllo di alcune parti del territorio degli stati.

Ancora più preoccupante è il traffico di materiale ( uranio e plutonio utilizzato per la costruzione di ordigli nucleari e di fabbriche di gas nervino da parte di stati dove si registra un forte presenza delle organizzazioni mafiose.

Questa dunque la nuova dimensione macropolitica delle organizzazioni mafiose che non si limitano più a corrompere funzionari pubblici e politici di piccolo rango ma ambiscono a pilotare la politica nazionale degli stati.

Questo salto di qualità, questo passaggio di fase delle mafie nel loro rapporto con la politica, è un frutto naturale della enorme crescita della loro potenzialità economica.

A questo riguardo l'esperienza italiana offre alcune valide chiavi di lettura.

In Italia infatti il salto di qualità delle organizzazioni mafiose nel rapporto con la politica si verificò agli inizi degli anni '80.

Sino ad allora l'attività prevalente delle organizzazioni mafiose era costituita dalle estorsioni, dal contrabbando di sigarette, dai sequestri di persona, dalle truffe.

In quel periodo il rapporto con la politica e con lo Stato era di convivenza.

I mafiosi in cambio del loro appoggio politico alle elezioni chiedevano favori e protezione ai politici accettando un rapporto di subordinazione.

Agli inizi degli anni '80 l'esplodere del business della droga e l'enorme crescita dei guadagni determinò anche una crescita vertiginosa del potere economico di Cosa Nostra che, inserendosi nel circuito della grande finanza internazionale e ampliando la sfera dei propri interessi, mutò il suo atteggiamento nei confronti della politica e dello Stato.

Da allora iniziarono una serie di omicidi di politici e di uomini dello Stato volti a condizionare l'intera classe politica.

Per avere una idea della ripercussioni transazionali delle attività mafiose è utile osservare quanto sta avvenendo nei paesi dell'Europa dell'Est e dell'ex Unione sovietica.

I mercati della droga americani, inglesi, francesi, tedeschi e scandinavi sono vicini al punto di saturazione. La sproporzione tra offerta e domanda potrebbe determinare una caduta dei prezzi. Per evitare questo pericolo il cartello delle mafie sudamericane e russoasiatiche ha deciso di orientare l'offerta eccedente verso i nuovi enormi mercati vergini dell'Europa dell' Est e dell'ex Unione sovietica.

Poichè attualmente in questi paesi il reddito è molto basso viene attuata una politica di vendita tipo dumping, cioè una vendita sottocosto per preparare il mercato e creare una abitudine al consumo. E' previsto che nei prossimi anni il ritmo di crescita del reddito in tali paesi, anche grazie agli investimenti dei paesi ricchi, raggiungerà livelli tali da consentire una piena remuneratività dei prezzi.

Se tale politica economica criminale di lungo periodo dovesse avere successo è facile immaginare gli effetti sconvolgenti che si produrranno con la conquista di questi nuovi immensi mercati e quale sarà la crescita esponenziale del potere economico e politico delle mafie.

A fronte di questa drammatica realtà esiste a tutt'oggi un gravissimo gap culturare e ordinamentale delle organizzazioni statali.

Infatti mentre l'evoluzione delle strutture criminali ha subito e sta subendo - come si è spiegato - un processo di evoluzione rapidissimo sotto la spinta delle leggi "naturali" del mercato, l'evoluzione delle strutture giuridiche di contrasto sconta gravissimi ritardi a causa di una pluralità di fattori ( resistenze culturali o sottovalutazioni dovute ad una scarsa conoscenza del fenomeno, lentezza dei processi decisionali, mancanza di esperienza e di "Know How ", timori di rinunciare a quote di sovranità statuale, problemi di armonizzazioni di legislazioni statali diverse, etc).

Lo scollamento temporale, che rischia di divenire sempre più ampio, tra questi due processi evolutivi (evoluzione delle strutture criminali ed evoluzione delle strutture giuridiche di contrasto), ha determinato e sta determinando la formazione all'interno dei vari Stati ed in campo internazionale di zone franche, giuridicamente "scoperte" o sottoprotette, in fase di progressiva espansione, che consentono alle organizzazioni criminali di operare minimizzando i rischi e ottimizzando i profitti.

Ad eccezione dell'Italia e degli Stati Uniti che per ragioni storiche sono stati costretti a misurarsi con i problemi della criminalità organizzata da circa un secolo ed hanno quindi elaborato nel corso del tempo strumenti legislativi mirati ed adeguati, quasi tutti gli altri Stati sono privi di efficaci anticorpi giacché i loro ordinamenti giuridici sono stati strutturati esclusivamente per fronteggiare la criminalità comune o forme autoctone di organizzazioni criminali non comparabili per pericolosità a quelle mafiose.

Si pensi che in molti Paesi non è tuttora prevista la possibilità di utilizzare in sede processuale le intercettazioni telefoniche e ambientali; in altri esistono gravi limiti alle indagini bancarie e patrimoniali; in molti non esiste una legislazione premiale per i collaboratori di giustizia. In altri ancora le leggi sulla protezione della privacy personale impediscono la possibilità di inserire nelle banche dati informazioni importanti per lo sviluppo delle investigazioni.

Poche legislazioni contemplano figure di reato assimilabili al reato di associazione di stampo mafioso previsto dall'art. 416 bis del codice penale italiano.

Altrettanto deficitarie sono poi le forme di collaborazione tra Stati, nonostante i numerosi trattati ed accordi multilaterali di cooperazione internazionale.

I tempi medi di esaurimento delle procedure di rogatorie internazionali e di estradizione (a volte si tratta anche di anni) sono assolutamente incompatibili con le esigenze investigative che richiedono interventi e risposte in tempi reali.

Questa è ad esempio una delle cause dello stato fallimentare delle indagini in campo internazionale sul riciclaggio del denaro sporco.

Infatti mentre lo spostamento di enormi masse di danaro da un capo all'altro del globo può essere effettuato attraverso ordini telematici in poche ore o pochi giorni, le rogatorie internazionali richiedono attualmente mesi e a volte anni per essere esaurite.

I limiti poi previsti dagli accordi per l'acquisizione di importanti documenti e per le trasmissioni di informazioni riservate azzerano in molti casi la possibilità di condurre le indagini e di conseguire risultati proficui.

Se dunque questi sono i problemi sul tappeto e se la mafia internazionale è il male oscuro che può stringere in una morsa le democrazie del mondo, è necessario che i responsabili governativi degli Stati democratici assumano consapevolezza che il tempo delle analisi e delle diagnosi è giunto al termine e che la soluzione del problema esige delle scelte coraggiose e profondamente innovatrici che passano attraverso un'idea-forza che può così sintetizzarsi:

Le forme di cooperazione internazionale, pur di indiscutibile utilità, sono assolutamente insufficienti a fronteggiare il dilagare della criminalità mafiosa.

Appare urgente e indispensabile un intervento più ampio e radicale che, abbattendo i limiti e le pastoie delle sovranità nazionali, crei uno spazio giuridico unico transazionale armonizzando e omogeneizzando gli ordinamenti interni.

In questa direzione si muovono alcune proposte:

L'elaborazione di un diritto penale base transazionale e comune per il crimine organizzato ( ad esempio, previsione generalizzata del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, introduzione in tutti gli ordinamenti di normative sulle intercettazioni telefoniche e ambientali, di normative per la regolamentazione delle figure degli infiltrati e degli agenti sotto copertura; creazione di un diritto premiale comune per i collaboratori di giustizia, regolamentazione dei provvedimenti di sequestro e di confisca dei beni dei mafiosi senza limiti di frontiere statuali, etc ).

E' necessario stabilire la libertà di circolazione e di investigazione delle magistrature inquirenti e degli organi di polizia all'interno di unico spazio transazionale previo un sistema di raccordi interni che attribuisca alle autorità politiche un potere di veto alle indagini da esercitarsi in tempo reale.

Devono essere abbattuti i limiti allo scambio di informazioni e all'acquisizione di atti.

E' necessaria la creazione di una banca dati intergovemativa. Al riguardo esiste già una eccezionale base costituita dalla banche dati dell'Interpol, della DEA della F.B.I. e di altre agenzie governative.

Occorre procedere alla creazione di una polizia internazionale specializata, con un potere di inseguimento transfontaliero.

Ad esempio si potrebbero attribuire poteri di investigazione all'Interpol, la cui fondazione risale alla prima guerra mondiale e alla quale aderiscono già 158 Stati membri. Attualmente l'Interpol, dotata della banca dati internazionale più avanzata ed esauriente del mondo, è un organismo che serve semplicemente da canale per richieste trasmesse fra gli Stati membri, per lo più per eseguire mandati di arresto internazionali nei confronti di criminali latitanti all'estero.

Ci si rende conto che si tratta di una sfida politico-culturale di enormi proporzioni che richiede il superamento di radicati tabù culturali (quali ad esempio quello del superamento delle sovranità nazionali) e che si scontra con il tiinore che un potere di investigazione internazionale dotato di risorse e liberato dalle attuali pastoie, possa trasformarsi in una sorta di "grande fratello".

Ma il "grande fratello" (le ohgarchie criminali) esiste già, opera quotidianamente seminando morte, corruzione ed inquinando la vita dei popoli.

Se la costruzione di un diritto penale transazionale unico per il crimine organizzato resta un obiettivo di lungo periodo e di difficile realizzazione, nel breve periodo è tuttavia possibile che gli stati democratici impegnati a contrastare il dilagare del fenomeno mafioso procedano ad una revisione dei loro ordinamenti in materia penale m modo da costruire una valida strategia interna antimafia.

In questa direzione l'esperienza italiana, maturata nell'arco di un cinquantennio, può fornire utili indicazioni.

L'asse portante della nuova strategia antimafia italiana, affermatasi agli inizi degli anni '80 può riassumersi nella politica del doppio binario.

Si è osservato che l'edificio del diritto penale è costruito sulla pietra angolare di un prototipo criminale astratto: il criminale medio, risultante da una media statistica dei vari tipi di criminalità.

Questo modo di pensare e costruire il diritto Penale si rivela efficace e produttivo nelle società semplici e statiche, quali erano le società dell'epoca preindustriale.

Nelle moderne società complesse postindustriali, caratterizzate da un grande dinamismo e dall'inserimento nel circuito mondiale dell'economia, si verifica una forte accellerazione dei fenomeni di evoluzione e di differenziazione sociale che investono anche il mondo del crimine, con la conseguente nascita di forme criminali complesse e superiori rispetto a quelle tradizionali.

Accade così che gli ordinamenti penali costruiti sul modello superato ed arcaico del criminale medio, presentano il difetto di risultare per un verso inutilmente repressivi nei confronti delle forme più elementari della criminalità, gestibili con altri sistemi di prevenzione e controllo sociale, e, per altro verso, inefficaci nei confronti delle forme superiori e più sofisticate del crimine come la criminalità mafiosa.

La nuova frontiera del diritto penale italiano è quella di un diritto penale modulare. Un diritto cioè che tenga conto delle specifficità e delle diversità delle varie forme del crimine offrendo una risposta differenziata.

É importante sottolineare che non si tratta affatto di creare dei diritti speciali.

Il diritto speciale è infatti un diritto che sacrifica le garanzie individuali alle eseginze di difesa sociale.

Il diritto modulare è invece un diritto che tiene conto della realtà e cioè del fatto che gli esponenti delle orgnizzazioni mafiose non sono monadi isolate ma molecole di un organismo complesso criminale in grado di neutralizzare e vanificare gli struenti Ordinari del diritto Penale.

Tenendo conto di questa ineludible realtà, il diritto penale modulare coniuga le garanzie individuali e le esigenze di difesa sociale in relazione alle peculiari caratteristiche, storicamente accertate, delle organizzazioni mafiose.

A questa strategia rispondono, ad esempio, la normativa sui collaboratori di giustizia e sulla protezione dei testi introdotta in Italia nel 1991 ed una serie di norme del codice di procedura penale riservate alla gestione probatoria dei collaboratori nella fase delle indagini e poi del dibattimento.

Tale nuova normativa è stata introdotta dopo che, a seguito dell'omicidio da parte della mafia del giudice Rosario Livatino, la magistratura italiana accusò il governo di restare inerte a fronte della lunga serie di omicidi di parenti di collaboratori di giustizia, di testimoni, di consulenti tecnici, che, condizionando negativamente l'esito dei processi, rischiava di vanificare l'esercizio della giurisdizione penale per i reati di mafia e di rendere inutile il sacrificio della vita da parte di molti magistrati, esponenti delle forze di polizia e comuni cittadini.

L'introduzione di questa normativa sui collaboratori di giustizia ha consentito un importantissimo salto di qualità nella repressione del fenomeno mafioso.

Sempre nella linea del doppio binario è stato introdotto un regime penitenziario differienziato per i criminali comuni e per i mafiosi.

Solo i primi possono usufruire di benefici di legge come la liberazione anticipata, l'affidamento in prova, il regime di semilibertà, etc, tutti istituti volti al recupero sociale e al reinserimento dei condannati

Questa differenza di trattamento deriva dal fatto che i componenti di Cosa Nostra non cessano mai di fare parte dell'organizzazione e continuano ad operare sia all'interno del carcere sia dopo la loro scarcerazione.

I mafiosi non possono scegliere di abbandonare Cosa Nostra giacchè essi non appartengono a se stessi ma appartengono alla organizzazione sino alla morte.

Sono nunerosissimi i casi di omicidi ordinati dall'interno del carcere ed è sistematico che i mafiosi non appena scarcerati ritornino a commettere reati.

E' stato introdotto anche un regime di isolamento carcerario riservato esclusivamene ai mafiosi perchè è storicamente accertato che i mafiosi detenuti, a differenza dei criminali comuni, continuano ad esercitare il loro potere sul territorio tramite contatti con l'esterno ( visitatori) .

Nel settembre del 1982, a seguito degli omicidi mafiosi dell'onorevole Pio La Torre, capo del partito di opposizione in Sicilia e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di Palermo, è stata introdotta la normativa sulle misure di prevenzione personale contro i mafiosi e sul sequestro e la confisca dei loro beni. Con succesive leggi è stata prevista la possibilità di destinazione a finalità pubbliche dei beni sequestrati.

Sempre nella stessa direzione sono stati introdotti dopo la strage di Capaci e la strage di via D'Amelio nel 1992, regimi processuali differenziati per la criminalità comune e per la criminalità mafiosa in ordine ai presupposti e alla durata della custodia cautelate in carcere prima della sentenza definitiva, ai presupposti e alla durata delle intercettazioni telefoniche ed ambientali.

É stata anche introdotta una aggravante speciale generale per tutti i tipi di reati quando siano commessi per favorire comunque la criminalità mafiosa.

Sono stati introdotti obblighi di collaborazione e di segnalazione all'Autorità giudiziaria, sanzionati penalmente, per pubblici amministratori, operatori bancari e finanziari in materia di appalti e di movimentazione di somme di danaro in modo da agevolare l'individuazione dell'illecito inserimento dei mafiosi nel settore dei lavori pubblici e nel mondo finanziario.

Importantissimi si sono poi rivelati l'istituzione di una magistratura e di una polizia specializzate per le indagini sulla criminalità mafiosa.

Per quanto riguarda la magistratura sono state istituite presso le Procure della Repubblica (nelle sedi Corte di Appello) Sezioni specializzate chiamate Direzioni Distrettuali Antimafia, coordinate a livello nazionale dalla Direzione Nazionale Antimafia.

Per quanto riguarda la Polizia è stata istituita la DIA ( Direzione investigativa antimafia) articolata su tutto il territorio nazionale e formata da elementi specializzati provenienti dai Carabinieri, dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato.

In Italia purtroppo tutte queste leggi sono state approvate solo dopo omicidi eclatanti e stragi sull'onda dell'indignazione popolare.

Ciascuna di queste leggi ha il nome di servitori dello Stato e di cittadini che hanno sacrificato la loro vita nella lotta contro la dittatura mafiosa.

Ci auguriamo che il loro sacrificio possa essere utile anche fuori i confini dell'Italia, con la diffusione all'estero, nei paesi civili, dei principi democratici e di civiltà giuridica per i quali essi hanno combattuto e sono caduti.

Palermo- Sao Paolo del Brasile, novembre 1996.


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