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PINO ARLACCHI- ex czar antidrogas da ONU

ENTREVISTA.

Com o sociólogo italiano PINO ARLACCHI, ex-czar das Nações Unidas para o fenômeno das drogas ilícitas. Arlacchi foi diretor da United Nations Office for Drug Control and Crime Prevention

, com escritório em Viena. Explica as razões de ter deixado o posto.

IBGF- Perche´ ha lasciato il posto?

ARLACCHI.-In quattro anni di lavoro alle Nazioni Unite ho ottenuto risultati di cui sono orgoglioso. Non ho accettato questo incarico per fare il burocrate ONU e ´´galleggiare´´ fino al tempo della pensione. Ero senatore in Toscana, eletto con il 65% dei voti, ed ho accettato la proposta di Kofi Annan per fare su scala mondiale quello che avevo gia´´ fatto nel mio paese. Conoscevo gia´´ le Nazioni Unite, e non avevo una grande opinione del sistema.

Per questo non sono sorpreso dagli attacchi. Anche se mi indignano e fanno male. Ma la ragione di fondo della campagna di menzogne, calunnie, lettere anonime, dossier, iniziata subito dopo il mio arrivo a Vienna, nel settembre 1997, consiste nella paura per cio´che potevo realizzare, e nei danni che ho inferto di fatto ai potenti interessi collegati al riciclaggio, al traffico delle droghe e alla criminalita´´ e alla corruzione internazionali.

Appena arrivato al vertice dell´´ ODCCP ho capito che non avrei potuto realizzare neppure il 10% di quello che avevo in mente senza cambiare cultura, mentalita´e personale dell´agenzia di lotta alla droga e del centro contro la criminalita´´. Ho iniziato subito a moralizzare, tagliando spese inutili (quasi 2 milioni di dollari all´anno risparmiati tagliando trasferte e consulenze superflue), decentralizzando i due programmi, mandando a lavorare sul campo persone che non si erano mai mosse, per 20 anni, dal quartier generale. Ho cominciato dalla testa, rimuovendo e trasferendo diversi ´mandarini´ . Ho eliminato piu´di 15 comitati interni - uno dei quali serviva a stabilire tempi e modalita´´ perfino della campana della pace donata dai giapponesi- che servivano a far perdere tempo ai funzionari e a diluire ogni responsabilita´individuale.

Ho semplificato la burocrazia interna. Ogni documento che arrivava sulla mia scrivania conteneva 7 firme. Ed era spesso di scarsa qualita´´. Contemporaneamente, ho aperto la sede ONU di Vienna alla stampa, alla societa´´ civile, alla citta´, ricordando che l´ONU non e´solo una associazione di governi ma e´anche espressione della gente, del popolo, di tutti.Cosi´comincia la Carta delle Nazioni Unite. Ho dichiarato che non avrei accettato pressioni da nessuno stato membro ne´ sulla politica dei programmi, ne´ sulle assunzioni di persone. Avrei rispettato in pieno il meno osservato articolo della Carta, l´articolo 100. Avrei applicato lealmente tutto quanto deciso nelle sedi ufficiali - la Commissione sulle droghe e la Commissione sulla Criminalitá´- ed in quelle sedi avrei risposto delle mie scelte e dei miei errori.

Tutto cio´ ha spaventato molti, dentro e fuori l´ ONU. Era finita la festa.

Ho lanciato subito 3 programmi globali contro la corruzione, la criminalita´organizzata e il traffico degli esseri umani, ed ho proposto ai member states di porre al centro della sessione speciale sulle droghe dell´assemblea generale dell´anno 1998 due temi: la riduzione della domanda di narcotici, soprattutto nei paesi ricchi, e l´eliminazione entro 10 anni delle coltivazioni di oppio e coca. Nessun funzionario al vertice dellUNDCP era d´accordo con questa ultima idea. Semplicemente perche´non ci avevano mai pensato. Ho imposto dall´alto questa decisione e, con il pieno sostegno dei member states, l´ho vista approvata all´unanimita´ a New York. E´stato un successo politico, che ho poi pagato a caro prezzo, come tutto il resto.

Dopo 3 anni di lavoro, nel 2001, e´ arrivato il primo risultato indiscutibile: in seguito alle nostre pressioni, incluse le sanzioni del Consiglio di Sicurezza, i talebani resero effettiva la proibizione di coltivare l´oppio in Afghanistan, il primo produttore mondiale, e il raccolto crolló´del 90%. Contemporaneamente, il nostro sostegno economico e politico al governo della Bolivia contribuiva a ridurre drammaticamente la produzione di coca, da oltre 50mila a poco piu´´ di 5mila ettari.

Ritengo percio´ di avere contribuito a distruggere il mito dell´inviolabilita´ della produzione delle droghe naturali. ´Nessuno oggi puo´ piu´ dire che la produzione del papavero e della coca e´ impossibile da eliminare.

IBGF-Quali Paesi hanno sostenuto questa strategia e quali l´hanno ostacolata?

ARLACCHI-Nel giugno 1998 la strategia e´ stata approvata all´unanimita´. Ma devo dire che sono stati soprattutto gli USA ed i paesi latinoamericani piu´ l´India e la Cina che l´hanno realmente fatta propria, contribuendo politicamente e finanziariamente alla sua applicazione. Anche in seguito, pero´, devo dire che nessuno ha avuto il coraggio di opporsi. In tutte le risoluzioni dell ´assemblea generale e della Commissione sulle droghe non c´e´una sola righa di critica al mio operato, ma solo lodi ed incoraggiamenti.

Tutto cio´ mi ha spinto ad andare avanti, e cosi´ho finito con l´alterare, spesso senza saperlo, equilibri geo-politici consolidati, specie in Asia Centrale, dove ho messo in piedi un´agenzia antidroga che si e´attirata le ire del governo inglese, nonostante abbia contribuito a sequestrare oltre 4 tonnellate di eroina in 3 anni. Gratitudine del Tajiikistan, Usbekistan, Kjirgistan e Russia da un lato, critiche e mugugni dal Regno Unito dall´altro. Questo e´ quanto accade quando si opera.

IBGF-Come si spiega che un azione di contrasto della droga e della mafia sia stata ostacolata al punto da costringerla ad andarsene dall´ONU?

ARLACCHI-Durante il 2000 e´apparso chiaro che non scherzavo. Altre iniziative che avevo messo in cantiere andavano avanti molto rapidamente, ottenendo sostegni difficili da scalzare sul piano politico e della critica pubblica. Ho dato molto impulso alla Convenzione di >Palermo, ottenendo che essa venisse firmata proprio nella citta´ simbolo passato della mafia. Ho iniziato un progetto per il recupero dei capitali frutto di corruzione e imboscati nelle banche occidentali. Il progetto prometteva di avere un impatto drammatico sui 200 miliardi di dollari depositati dai leader corrotti dei paesi in via di sviluppo con la piena complicita´ di alcune grandi banche europee ed americane. Ne parlai a Kofi Annan, a Jim Wolfenson ed Horst Kohler (i capi della Banca Mondiale e del FMI). Tutti si dimostrarono inizialmente entusiasti. Potevamo colpire riciclaggio e corruzione in modo estremamemente incisivo. Alla Commissione sul crimine dell´ anno scorso mi sono fatto ! assegnare -sempre all´ unanimita´- un mandato molto preciso al riguardo. I primi governi a chiedere cooperazione tecnica per il recupero dei fondi rubati dai precedenti governi sono stati la Nigeria e il Peru. Ma anche i russi ed altri paesi erano forti sostenitori dell´idea.

Sono convinto che questo progetto, rimasto segreto per un certo tempo, ha giocato un ruolo chiave nel fare scattare la campagna contro di me. Gli interessi che ho colpito, nei governi e nella finanza, hanno deciso di farmi fuori, per fortuna finora solo istituzionalmente. Siccome era difficile farlo sul piano politico, perche´ il 98% dei paesi membri dell´ONU mi sosteneva sempre di piu´, ed ero quasi imbattibile in campo aperto, hanno usato l´arma del discredito personale. Hanno incoraggiato e forse anche pagato funzionari scontenti, gente che avevo mandato via per ragioni etiche e professionali -alcuni avevano business economici proibiti, altri erano sleali e incompetenti- per inventare inesistenti miei interessi privati in progetti, assunzioni clientelari di italiani nel programma, e perfino affaires sentimentali.

Sono stato il primo a chiedere l´intervento dell´Ufficio ispettivo e ci sono state due indagini. Nessuna delle accuse contenute nei dossier contro di me si e´rivelata vera. I fatti denunciati erano inventati, oppure distorti o grossolanamente esagerati. L´ unica critica che ho ricevuto e´stata quella di avere gestito una placida burocrazia come se si trattasse di una task force. Critica che accetto. Rifarei tutto esattamente come l´ho fatto.


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