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NON COCA-ZERO:- dice la maggioranza native in Bolivia

Por Wálter Fanganiello Maierovitch

Evo Morales si insediera' alla presidenza della Bolivia il prossimo 22 gennaio. Per la prima volta ha vinto un'elezione boliviana un candidato nativo, aymará. Cio' avviene, come mostra la storia, dopo l'indipendenza dalla Spagna nel 1825, nel corso di una vita politica e istituzionale macchiata da lunghi periodi di dittatura militare e di fragilita' democratica a partire dal 1985.

Evo Morales.


La Bolivia ha una popolazione superiore a 8,5 milioni di persone, con il 55% di indios, 30% di meticci e il 15% di bianchi. Occupa la 114.ma posizione nella tabella sull'indice dello sviluppo umano (0,672).

Con sorpresa della Casa Bianca, e' bastato il primo turno elettorale al leader cocalero Evo Morales per vincere su Jorge Quiroga, che si e' fermato al 31,9% dei voti.

Morales e' da sempre difensore della preservazione delle coltivazioni della foglia di coca, che fa parte della cultura del popolo andino da tempi immemorabili: la "Mama Coca". Quiroga, invece, aveva avviato, nel 1998, il fallito e militarizzato Plan Dignidad, divenuto famoso come "Coca Zero". Il Plan Dignidad era stato architettato a Washington, insieme con il Plan Colombia, durante il governo del presidente nordamericano Bill Clinton, dal generale Barry MacCaffrey, l'allora zar antidroga..

Le speranza di Bush, nelle ultime elezioni in Bolivia, risiedeva nel secondo turno, cioe' con la consegna della decisione della scelta del presidente demandata dal popolo ai parlamentari, e la vittoria sarebbe stata di Quiroga.

Nell'anno 1997 per difendere i propri interessi strategici ed egemonici in America Latina, gli Usa avevano plaudito e cooptato Quiroga, allora vicepresidente del generale Hugo Banzer. L'obbiettivo era di gettare le basi militari in Bolivia, sottomettere e affidare il compito alle Forze Armate di combattere le droghe proibite, controllare le riserve naturali del gas e del petrolio e sostenere gli "arapongas" (agenti infiltrati) della Cia e della Dea per il lavoro di informazione e contro informazione, ancora molto attivo.

Il pretesto per questa ingerenza violatrice della sovranita' e' stata, ancora una volta, la "war on drugs": la Bolivia raffinava circa 250 tonnellate di cocaina.

Mama-Coca


Avvicinandosi a Quiroga, i nordamericani sapevano che il presidente eletto Hugo Banzer aveva un cancro al cervello e poco tempo di vita, diagnosi e chemioterapie fatte in ospedali Usa. La Cia sapeva, inoltre, che il malato Banzer intendeva migliorare la sua biografia a livello internazionale, questo per redimersi dall'appoggio dato ai narcotrafficanti durante il suo lungo e sanguinolento periodo di dittatura militare (1971-1978).

All'epoca della dittatura, il megatrafficante Roberto Soares aveva indicato i consulenti del presidente Banzer. Soares agiva nella regione boliviana alla frontiera con lo stato brasiliano di Rondônia, piu' in particolare a Guajará. Era chiamato il "re della cocaina e della gomma".

In una intervista al giornale The New York Times, nel 1976, Soares disse che poteva pagare per aiutare il governo Banzer per il debito estero della Bolivia, circa 4,5 milioni di dollari. In seguito alle pressioni nordamericane, Soares venne arrestato e mori', a piu' di 80 anni, in seguito ad un attacco cardiaco, povero e abbandonato dagli amici influenti.

Al contrario della Colombia e del Messico e con l'eccezione di Soares, i grandi narcotrafficanti boliviani restano tutt'oggi nascosti, nessuno sa o dice i loro nomi. All'inizio degli anni 80 e durante la dittatura di Garcia Mesa venne arrestato a Miami, per traffico internazionale di droghe, l'ex ministro dell'Interno Luiz Gomes. E ancora negli anni 80, l'intelligence Usa intercetto' la presenza, a La Paz, di gruppi italiani mafiosi, di estrema destra, coinvolti nel traffico di cocaina e di armi.

Tornando agli eventi del 1997, il vicepresidente Quiroga promosse una forte campagna mediatica la cui eco giunse fino all'Organizzazione delle Nazioni Unite. Convoco' i cittadini boliviani per un "Dialogo Nacional". Cercava di far uscire la Bolivia dal circuito internazionale del narcotraffico. Il "Dialogo Nacional" preparava l'annuncio del militarizzato Plan Dignidad, della durata di 5 anni per eradicare tutta la coca dalla Bolivia.

Nel Plan Dignidad, il maggiore apporto finanziario venne fornito dagli Usa, inizialmente con 54 milioni di dollari per le eradicazioni forzose, manu militare, e con 47 milioni destinati alle coltivazioni sostitutive della coca, in gran parte sviati in differenti tasche.

Minor aiuto economico era spettato alle Nazioni Unite, la cui agenzia antidroghe (l'attuale Unodc) aveva gia' fallito nel progetto delle coltivazioni sostitutive della coca, realizzato nelle Yungas di La Paz, tra il 1985 e il 1991. Il progetto, battezzato come Agroyungas, aveva portato alla bancarotta 1500 agricoltori che avevano aderito ai programmi di sostituzione delle piantagioni di coca con quelle di caffe'.

Quelli che non aderirono poterono sperimentare lucrosi profitti grazie alla vendita delle foglie di coca. Su Agroyungas un leader campesino, Marcelo Alanocha, disse: "Sono venuti meno i mercati internazionali e questo e' come morire durante il raccolto".

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Sulla carta, il Plan Dignidad si sosteneva su quattro pilastri: (1) utilizzo delle Forze Armate per l'eradicazione della coca nel Chapare, ritenuta, per la legge 1008 del 1988, area di coltivazioni illegali; (2) divieto dei laboratori per la raffinazione e per il deposito dei prodotti chimici, foglie e cocaina, sotto controllo della criminalita'; (3) progetti per la prevenzione per evitare e ridurre l'uso di droghe nel Paese, con l'inaugurazione di quattro centri terapeutici di riabilitazione di tossicodipendenti; (4) coltivazioni sostitutive alla coca, nel Tropico di Cochabamba, cioe' nel Chapare e a partire da Vila Tunari, dove operava il leader cocalero Evo Morales.

Come consuetudine, un Paese del Primo Mondo dall'elevato consumo di cocaina, come gli Usa, vuole imporre al Terzo Mondo (Bolivia, in particolare) le sue soluzioni semplicistiche e con la forza.

I nordamericani che avevano ideato il Plan Dignidad si sono scordati che la masticazione della coca nelle Ande risale al 3000 ac. La statuetta del masticatore di coca, in ceramica e stile Chagras, e' datata 1500 ac. La coca e' parte inseparabile della vita contadina, usata nel lavoro, come medicinale, nei riti religiosi, ecc. Con 25 grammi di coca il nativo percorre 25 ettari, nell'altitudine andina, cioe', con poca ossigenazione.

Come annoto' William Carter, uno studioso del fenomeno della coca boliviana, "paragonare l'uso della coca con quello del tabacco, caffe', te' e alcol in Europa e negli Usa, significa non capire che la coca e' un simbolo di identificazione culturale. Nelle famiglie tradizionali andine, una persona nasce, si sposa, attraversa le avversita' della vita e muore con la coca".

Secondo il rispettato Trasnational Institute, l'eradicazione promossa dal Plan Dignidad venne accelerata provocando l'impoverimento e la criminalizzazione dei contadini. Ci sono stati morti e gravi violazioni dei diritti umani causati dalla violenza della polizia. Allo "sviluppo" alternativo mancava la partecipazione delle organizzazioni contadine, lasciate da parte. Piu' di 36 mila famiglie che dipendevano dalla vendita della foglia di coca restarono senza fonti di sussistenza. I prodotti sostitutivi, come ananas, arance, pepe nero, maracuja e caffe', non trovarono mercato e i produttori soffrirono la fine dei raccolti.

Prima del Plan Dignidad, i nordamericani avevano imposto al Parlamento boliviano la legge draconiana 1008/1988. Questa divideva la Bolivia in due aree per la coltivazione della coca. Quella legale venne riservata alla regione delle Yungas di La Paz, con un'area di coltivazioni non superiore ai 12 mila ettari. L'area illegale continuo' a restare quella del Chapare. La stessa legge stabili' un termine di tolleranza per il mantenimento delle piantagioni nelle Yungas.

Questo termine era stato segnato nella Convenzione dell'Onu del 1961, realizzata a New York ed entrata in vigore nel 1964. La Convenzione di New York, in maniera erronea equiparo' la coca con la cocaina. In questa Convenzione venne fissato un termine di 25 anni per l'eradicazione delle coltivazioni, in tutto il pianeta. Di conseguenza il termine per la Bolivia di estirpare la coca terminava nel 1989, cioe', il Plan Dignidad venne correttamente chiamato Coca Zero.

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Morales e' stato uno degli oppositori del Plan Dignidad, ha sempre distinto la coca dalla cocaina, condannando il traffico di quest'ultima. Da sempre sa che i trafficanti pagano 50 dollari per una notte intera di lavoro ad un contadino disoccupato per trasformare la foglia di coca in pasta base per la cocaina.

A fronte di questo quadro di fallimenti e opportunismi, conviene aspettare per le nuove politiche di Morales, ancora non annunciate. I suoi predecessori hanno fallito nella lotta al narcotraffico aderendo alla "war on drugs", dettata e guidata dagli Usa.

Infine, Morales ha gia' azzeccato nel dire che avrebbe espulso dalla Bolivia gli agenti della Dea, come ha fatto Chavez in Venezuela. Cosi' come coglie nel segno anche nel dire che sollevera' le Forze Armate dal compito della repressione del narcotraffico, compito che restera' riservato alla polizia.

Si puo' concludere che nelle elezioni boliviane il popolo ha preferito il rispetto per la Mama Coca predicato da Morales che non il rischio del ritorno di Coca Zero, di triste memoria e sostenuto da Quiroga.


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